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A Macerata scatta Overtime, il festival dello sport (e di chi lo racconta)

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Decimo anniversario per la kermesse che ha nel suo dna il racconto e l’etica dello sport. Molti i protagonisti, dai campioni del passato ai giornalisti sportivi nella cornice di Piazza della Libertà a Macerata

di Dario Ricci

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Decimo anniversario per la kermesse che ha nel suo dna il racconto e l’etica dello sport. Molti i protagonisti, dai campioni del passato ai giornalisti sportivi nella cornice di Piazza della Libertà a Macerata


3′ di lettura

Dieci anni, da festeggiare con gel, mascherina e distanziamento fisico, certo. Ma pur sempre un decennio da celebrare, magari – appena sarà possibile…- con una party che duri fino ai tempi supplementari. Sì perché “Overtime”, il Festival dell’Etica Sportiva che va in questi giorni (da mercoledi 7 a domenica 11 ottobre) in scena nelle piazze, nei cortili e nelle strade del centro storico di Macerata, taglia proprio in questo 2020 a dir poco complesso il traguardo della decima edizione. E se immaginarla già una decade fa, una kermesse di questo tipo, era stata una sfida, riuscire a riproporla con continuità ampliandone anzi la portata – da locale a nazionale – lascia negli organizzatori la piacevole sensazione di una partita già vinta, qualunque sia il risultato finale.

Volo pindarico

Motori primi di Overtime i fratelli Michele e Angelo Spagnuolo, fondatori della Pindaro Sport&Events, che cura organizzazione promozione del festival: «Beh, in effetti anche il nostro è stato un volo pindarico, ma siamo certi di non scottarci le ali!» scherza Michele, raccontando la genesi della kermesse maceratese:«Abbiamo provato a concretizzare i nostri sogni di bambini, quando passavamo ore e ore davanti alla tv a seguire i grandi eventi sportivi, o seguivamo nostro papà per stadi, palazzetti, campi di atletica». Di sicuro più complicato provare a far attecchire il seme della “narrativa sportiva” in provincia, lontano da riflettori e potenzialità metropolitane. «Anche questa è stata la sfida – sottolinea Angelo -: creare Overtime qui a Macerata, collegando il percorso di cultura ed etica sportiva all’Università, al territorio, alla piccola imprenditoria locale, tutti interlocutori con cui abbiamo imparato a dialogare, facendo sistema per dare a Overtime fondamenta solide, che ci hanno permesso di scendere in campo anche in un’annata così difficile come questa».

La formula

Non sorprenda allora che il festival maceratese sia un mix di diversi elementi, ognuno dei quali contribuisce a bilanciare gli altri: il coinvolgimento dell’ateneo locale, appunto, e delle realtà sportive del territorio; e sempre dal territorio, la partecipazione delle realtà imprenditoriali locali (si vedano ad esempio le serate che coniugano la presenza di grandi campioni dello sport con la degustazione di vini); e poi loro, appunto, i campioni e chi ne racconta le gesta, in un raccordo-riflessione mai scontato sull’estetica della narrazione sportiva.

E ’’etica? Beh, quella è nel nome di Overtime, ma anche nei tanti sorrisi che il festival vuole regalare e lasciare in ricordo: «Non c’è sport senza fair-play e senza sorriso – sottolinea infatti Michele Spagnuolo –; in questi anni abbiamo trattato i temi più aspri, dal doping alle scommesse, e sempre cercando di trovare, nelle parole e nell’esempio degli ospiti protagonisti, la forza e la convinzione nel difendere i valori dello sport, che sono poi gli stessi che possono aiutarci in questo momento difficile: rispetto reciproco, capacità di fare squadra, rispetto dei ruoli».

Il programma

Ricco e articolato, come d’abitudine, con Piazza della Libertà, “cuore del cuore” del centro storico di Macerata, come palcoscenico principale su cui mescolare il cocktail di sport, racconto e spettacolo. Alcuni ospiti? Antonio Cabrini, bandiera della Juventus e della Nazionale campione del mondo a Spagna ’82; Alberto Cova, leggenda del mezzofondo e oro europeo, mondiale e olimpico sui 10mila metri; l’ex calciatore e bomber di Atalanta, Messina, Ternana Riccardo Zampagna, l’allenatore del “Parma dei miracoli” Nevio Scala, il cestista Alessandro “Picchio” Abbio, bandiera della Virtus Bologna e campione d’Europa con gli azzurri nel 1999. E poi chi lo sport lo racconta, col suo stile, riuscendo a strappare a tutti noi risate, e anche qualche lacrima. Tre nomi su tutti: Pierluigi Pardo (voce del calcio anche di Radio24), Cristiano Militello e Federico Buffa.

Fonte: ilsole24ore.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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