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5 motori di ricerca per proteggere i tuoi dati


DuckDuckGo, Startpage, Swisscows, Ecosia e Qwant sono alcune fra le migliori alternative al motore di ricerca di Google. La loro priorità è proteggere la privacy degli utenti.

Google è senza ombra di dubbio il miglior motore di ricerca sul mercato, se si parla di efficienza, ma quando si tira in ballo il tema della privacy vi sono alternative migliori. Non è un segreto che il sostentamento del colosso di Mountain View è legato – sebbene non in maniera esclusiva – all’impiego dei dati degli utenti a scopo pubblicitario. Ovviamente nel tempo Google ha iniziato a garantire diverse funzioni che proteggono la privacy, ma alcune piattaforme di ricerca concorrenti fanno di più.

Nella maggior parte dei casi i colossi del settore identificano l’indirizzo iP dell’utente, la posizione, stabiliscono un cookie univoco, registrano le query di ricerca. Tutti questi dati messi a fattore comune consentono di creare un profilo più o meno completo che permette di conoscere molti aspetti degli interessi, passioni e consumi degli utenti. Per sfuggire da questa morsa l’unica opzione è affidarsi motori meno ficcanaso.

DuckDuckGo

DuckDuckGo è il più famoso motore di ricerca che ha fatto del tema della privacy una priorità. Detiene lo 0,24% del mercato italiano secondo StatCounter. Google per intendersi vanta il 96,5%, mentre Bing il 2,24%. È migliorato molto nel tempo: oggi combina all’attività del suoi crawler alle informazioni provenienti da centinaia di fonti tra cui Wolfram Alpha, Wikipedia e Bing. In sintesi fa emergere i risultati più rilevanti senza però memorizzare gli indirizzi Ip o ogni elemento legato all’utente. Il vantaggio più evidente è che nei risultati gli eventuali annunci (contenuti sponsorizzati) non sono personalizzati in relazione all’utente. Un po’ come imbattersi in cartellonistica generica.

Altri motori di ricerca associano il comportamento ad-click a un profilo utente, che potrà essere successivamente utilizzato per l’invio di annunci pertinenti all’attività dell’utente sul motore di ricerca utilizzato o su Internet“, spiega DuckDuckGo: “Di contro, quando si clicca su un annuncio fornito da Microsoft e visualizzato su DuckDuckGo, Microsoft Advertising non associa il comportamento ad-click a un profilo utente. Inoltre, non memorizza né condivide tali informazioni se non per finalità contabili“. Il motore non memorizza o monitora la cronologia di ricerca, non richiede la registrazione di un profilo utente, filtra le pagine con troppa pubblicità, insomma è garante della privacy. Recentemente ha rilasciato uno strumento capace di individuare e bloccare i siti che utilizzano sistemi per tracciare i dati di navigazione degli utenti.

Startpage

Startpage, erede del progetto Ixquick, si vanta di essere il “più riservato” fra i motori di ricerca. Il tutto con un escamotage geniale. “Non puoi battere Google quando si tratta di ricerca online. Quindi li paghiamo per utilizzare i loro brillanti risultati di ricerca al fine di rimuovere tutti i tracker e i log“, spiegano. Ed effettivamente sembra essere piuttosto efficiente, ma privo di tracciamento, rischi legati al data mining e nessuna raccolta di informazioni personali. Insomma sui server non ci sono dati legati agli utenti. Inoltre la funzione “Visualizzazione anonima” consente di visitare i risultati delle ricerche in totale privacy.

Altri motori di ricerca utilizzano le tue abitudini di ricerca per fornirti i risultati che pensano tu voglia, essenzialmente intrappolandoti in una camera d’eco dei risultati. Con Startpage.com, rompi la bolla del filtro per vedere una più ampia varietà di risultati“, sottolineano. L’unica nota negativa è che l’interfaccia non è stata ancora localizzata in italiano, ma questo aspetto per molti potrebbe non essere essenziale.

Swisscows

Swisscows, come si può intuire dal nome, è un progetto svizzero che si caratterizza per non raccogliere mai i dati degli utenti. Sfrutta un server dedicato e non lavora con cloud o fornitori terzi. Il suo data center è in un bunker nelle Alpi Svizzere, e quindi le giurisdizioni europea e statunitense potrebbero avere qualche difficoltà a farsi sentire.

Inoltre si impegna a tutelare le famiglie, quindi ad adottare tutti gli strumenti per proteggerle. “Promuoviamo valori morali, siamo contro la violenza e la pornografia e promuoviamo un’educazione ai media digitali“, puntualizzano.

Infine il motore di si vanta di impiegare un sistema di ricerca semantica intelligente ed efficiente. “Se cerchiamo la parola ‘mouse’, viene visualizzata una carta con pc, mouse, laptop, etc. in colore rosso e scritti in grande. Qui parole come trasmissione, traduzione ecc. sono indicate in blu e in piccolo. Se si clicca sul tassello grande pc, scompaiono le parole trasmissione, traduzione etc. e al loro posto compaiono nuove proposte come Logitech, test, mouse per computer, etc“.

Ecosia

Ecosia è il motore di ricerca emergente più in voga del momento, prova ne sia che è il più diffuso in Europa proprio dopo DuckDuckGo. La sua peculiarità è impiegare i suoi profitti per la riforestazione (sono già a quota 105 milioni di alberi piantati) in tutto il mondo e quindi contribuire alla salvaguardia dell’ambiente. Questo impegno si accompagna anche a un certo rigore nella protezione della privacy degli utenti. “Raccogliamo solo dati assolutamente necessari avvalendoci di un sistema di analisi interno sicuro, cifrato e self-hosted“, puntualizzano. Non condividono e neanche vendono a terzi alcuni dato raccolto. Inoltre, nessuna parte terza non direttamente coinvolta nel mostrare risultati di ricerca ha accesso ai dati inseriti dagli utenti.

Non solo. Eliminano parte dell’indirizzo Ip al momento del salvataggio affinché risulti anonimo. Non impiegano impronte digitali informatiche (unique event fingerprinting) e si affidano a una connessione Ssl sicura. Tutti i dati analitici sono stivati in un database totalmente cifrato. “Qualora tu abbia attivato la funzione ‘Non tenere traccia’ nelle impostazioni del tuo browser, non raccoglieremo alcun dato di analisi. Molti altri siti web ignorano tali impostazioni: noi, invece, siamo convinti che la decisione spetti agli utenti“, proseguono.

I server di Ecosia sono localizzati in diverse regioni del globo al fine di fornire un risultato rapido indipendentemente dal luogo in cui ti trovi. Ciononostante, quando effettui una ricerca su Ecosia verrai reindirizzato in linea di massima al server geograficamente più vicino a te. Se per esempio ti trovi in Germania, il traffico di ricerca rimarrà in Germania e vigono pertanto le rigorose normative tedesche in materia di privacy“, concludono.

Qwant

Qwant è un altro apprezzato motore di ricerca che anche in Italia garantisce di non raccogliere informazioni sugli utenti. Sfrutta sia i suoi crawler che i risultati di Microsoft Bing. Non viene impiegato alcun cookie o sistema di tracciamento. “Nei casi in cui ci vediamo obbligati a raccogliere dati, ci asteniamo dal comunicarli o rivenderli a fini commerciali o di altra natura, ma li utilizziamo solo per fornirti i nostri servizi“, spiegano. Non raccolgono né conservano alcuna cronologia delle ricerche effettuate. Ogni richiesta di ricerca ricevuta viene anonimizzata tramite dissociazione dall’indirizzo Ip, in conformità con le raccomandazioni del Garante della privacy.

In caso di registrazione al servizio – che comunque non è obbligatoria ma solo per accedere a funzioni avanzate – vengono raccolti nome, cognome e indirizzo di posta elettronica. Tutte informazioni che possono essere modificate, corrette e aggiornate a piacere. In ogni caso una volta loggati non viene impiegato alcun cookie o altro dispositivo di tracciamento pubblicitario.

L’unica tecnologia che potrebbe essere installata sul browser utente, detta “local storage”, serve a salvare sul proprio computer le preferenze di navigazione. Per esempio lingua, attivazione o disattivazione delle impostazioni trend, filtro adulti e favicon. Ovviamente si possono eliminare i dati personali da questa area di archiviazione disattivando i cookie tramite la barra degli strumenti del browser.

In sintesi anche nei casi che si decida di concedere dei dati alla piattaforma questi non vengono conservati sui server di Qwant e non sono trasmessi ad aziende esterne. “Il nostro fornitore di servizi di hosting (indicato nelle note legali) si limita a fornire locali protetti per i server e non può accedere a tali dati“, conclude la società.

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Fonte: wired.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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