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2020 il coronavirus ci ha resi più attenti agli altri

asian children of a ballet students taking recess lean on a ballet lesson bar taken at a ballet school in yokohama, kanagawa

Masafumi NakanishiGetty Images

L’Oms ha parlato di Pandemic fatigue per indicare quella stanchezza da emergenza prolungata che ci renderebbe demotivati. Questo stress ci sta portando a guardare troppo al nostro orticello? Siamo sopraffatti da notizie monotematiche. «In generale l’Italia ha una visione ombelicale dell’informazione, guardiamo più al vicino che al lontano, sia in senso geografico sia di eventi collegati al nostro Paese», spiega Mirella
Marchese, analista dei media all’Osservatorio di Pavia. «In primavera l’agenda mediatica è stata fagocitata dal coronavirus. A marzo sui sette tg principali (Rai, Mediaset, La7) il 91% delle notizie era sul virus». L’ultimo rapporto dell’Osservatorio Illuminare le periferie conferma l’interesse marginale dell’informazione tv per le crisi umanitarie: da gennaio a settembre sui sette tg in prima serata, il conflitto siriano, tuttora in corso, ha ricevuto tredici notizie. «Anche la copertura della pandemia segue logiche di “prossimità”: Cina e Sudest asiatico erano presenti nella prima fase, ma poi si è parlato principalmente di Europa e Stati Uniti. Alcuni tra i Paesi con il rapporto più alto tra contagi e abitanti sono rimasti quasi invisibili, con tre notizie sull’Argentina sui tg da gennaio a settembre», conclude Marchese.

+300% l’aumento della parola “aiuto” in un’app social che connette vicini e abitanti di quartiere

Eppure Marco Solmi, medico psichiatra e ricercatore dell’Università di Padova, sostiene che dedicarsi agli altri sia stata una delle strategie messe in atto dalle persone per gestire le conseguenze psicologiche del primo lockdown. Insieme a 230 colleghi in 40 Paesi sta conducendo una ricerca tramite questionario per “inquadrare” il nostro stato di benessere mentale (si partecipa online su coh-fit.com). Hanno raccolto oltre 105 mila risposte, di cui 10 mila dall’Italia: i risultati preliminari indicano che i comportamenti altruistici (portare la spesa, donare soldi o beni, aiutare in qualche modo una persona più fragile) sono aumentati in tutti gli intervistati rispetto al periodo pre-pandemia.

Una mappa della solidarietà è stata non a caso la nuova funzione lanciata da una app social che mette in contatto gli abitanti dei quartieri, spiega Amedeo Galano, head di Nextdoor Italia: «I vicini possono così segnalare la propria disponibilità a fare commissioni, donazioni o qualsiasi altra cosa. Nei mesi scorsi abbiamo visto aumentare spontaneamente le conversazioni intorno a questo tema. Le persone offrivano servizi gratis e mettevano a disposizione il tempo libero. Non si trattava più solo di scambiarsi consigli su negozi e ristoranti, ma di voler fare qualcosa per migliorare il quartiere. Per questo vogliamo rendere la mappa ancor più centrale con la campagna di dicembre che invita a combattere la solitudine». Nextdoor Italia ha rilevato che durante il periodo Covid-19 c’è stato un aumento fino al 300% della parola “aiuto” in post e conversazioni e sono stati creati dagli utenti gruppi con titoli come Solitudine o Ricerca lavoro.

48% le persone che si sentono più sensibili di prima alle difficoltà altrui

Pper quanto riguarda l’altro per ANTONOMASIA, la onlus WeWorld ha commissionato il report La percezione dei migranti nell’Italia del coronavirus. Il 57% degli intervistati ritiene che la società dovrebbe proteggere tutti senza distinzione di provenienza e che gli immigrati siano più esposti al rischio virus perché non hanno pieni diritti alla cura. Il 64% si dichiara favorevole all’ultima sanatoria mirata a regolarizzare rapporti di lavoro nel settore agricolo, assistenza alla persona e lavoro domestico. Tuttavia, sulla questione della cittadinanza, è ancora alta la resistenza a ius soli e ius culturae. Il team di WeWorld, che da
cinquant’anni si occupa di progetti dedicati a donne e bambini in Italia e nel Sud del mondo, non ha finora notato grandi cambiamenti nella destinazione delle donazioni. Spiega Francesca Tambussi, responsabile fundraising: «Chi ha potuto ha aggiunto una donazione verso l’Italia negli ultimi mesi, ma non a discapito del suo contributo per gli altri Paesi in cui lavoriamo e sono state pochissime le disdette del sostegno a distanza, meno degli altri anni. Possiamo anche sottolineare che la maggior parte dei nostri sostenitori rimangono le donne, sono il 63% del totale». Quello che evidenzia l’ultima indagine
Gli italiani e la solidarietà dopo il coronavirus del comitato Testamento Solidale è che in effetti l’emergenza avrebbe sollecitato la parte migliore di noi con il 48% che si sente più sensibile di prima alle difficoltà degli altri e con un rialzo delle persone che hanno effettuato una donazione nel primo semestre del 2020 (28% contro il 21% del 2019), ma secondo il report a trainare sono state le cause legate al Covid-19 (protezione civile, strutture sanitarie, Croce Rossa).

«ABBIAMO VISTO UN AUMENTO DELLA PARTECIPAZIONE FEMMINILE sulla piattaforma, sia come progettiste sia come sostenitrici, con un definitivo sorpasso del pubblico di donne, ora al 57%», racconta Angelo Rindone, fondatore del sito di crowdfunding Produzionidalbasso.com, «come partecipanti ai webinar gratuiti su marketing sociale e fundraising raggiungono addirittura l’80%. Rispetto allo scorso anno sono aumentati sia i progetti sia le donazioni, a settembre del 100%, ma è sceso il contributo medio. Dopo l’estate è stato bello veder tornare il sostegno degli utenti ai progetti culturali (teatri, associazioni locali) e ai prodotti creativi: libri, podcast, giochi in scatola. Persino istituzioni come il Comune di Milano sono entrate in gioco co-finanziando al 60% progetti di quartiere». Non si sbilancia con previsioni su dicembre, di solito un mese “generoso”, ma le buone premesse ci sono tutte.

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Fonte: marieclaire.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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